DIVORZIO ALLA COREANA

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È il 29 Agosto 2019, dieci giorni dopo il nostro primo anniversario di matrimonio, e quella che pensavo sarebbe stata una serata normale si è trasformata nel primo passo verso il divorzio.


Io e il mio ex marito avevamo un matrimonio normale, fatto per lo più di momenti felici dato che eravamo sposati da solo un anno, niente che mi facesse pensare che di lì a poco tutto sarebbe finito. Le cose sono cominciate a diventare un po’ strane quando il 4 Luglio siamo tornati in Corea dopo aver passato dei giorni indimenticabili in Italia con la mia famiglia, durante i quali mio marito è stato trattato da tutti come un principe, cercando di farlo sentire il più possibile a suo agio. Una volta in Corea, però, ha cominciato a tornare a casa davvero tardi la sera, a causa del suo lavoro, buttandosi semplicemente sul letto e dicendomi solo "ciao". Negli ultimi due mesi, quindi, non riuscivamo a passare molto tempo insieme. Lui partiva la mattina alle 6:00 e tornava distrutto a casa tra le 20:00 e le 21:00. Io comprendevo la situazione e cercavo di dargli meno fastidio possibile: il lavoro non andava bene, perché l'azienda di famiglia stava navigando in cattive acque, e molto spesso gli impegni professionali lo obbligavano ad andare in altre città, anche abbastanza lontane. Mettiamoci anche il fatto che per andare da dove abitavamo, a Guri, alla sua ditta (nonché casa dei suoi genitori), ubicata a Yangpyeong, ci volevano tra i 40' e i 60'; un tragitto che ovviamente lui era costretto a fare quotidianamente 2 volte.


Un sabato sera uscì con un suo amico e andarono in discoteca. Niente di strano, lo facevamo spesso, eravamo liberi di incontrare i nostri amici quando volevamo. A un certo punto ricevo una sua chiamata durante la quale mi informava di aver perso la fede di matrimonio nel bagno del locale... Purtroppo per lui non sono nata ieri e queste storie non me le bevo, soprattutto se mi telefoni apposta per dirmelo, decisamente poco furbo... Ero consapevole che se la fosse tolta apposta e l’avesse persa, del resto non era la prima volta che succedeva che si togliesse la fede. La mattina dopo, infatti, confessò, dicendo che voleva aiutare il suo amico a trovare una ragazza straniera, poiché il suo amico non parlava inglese, e con la fede addosso non ci sarebbe riuscito. Inutile dire quanto mi sia arrabbiata e quanta fiducia abbia perso in lui, anche perché le fedi erano state un regalo di mia nonna, che ci aveva dato i soldi per comprarle. Nonostante ciò, cercò di rimediare e il weekend successivo siamo andati in gioielleria per ordinarne un'altra identica a quella precedente. Dopo quel giorno abbiamo deciso di passarci sopra e lui mi promise di non fare più una cosa del genere.


Qualche tempo dopo mia madre sarebbe venuta in Corea, e quando lo informai della cosa chiedendogli se avremmo potuto ospitarla a casa nostra il mio ex non obbiettò, ma espresse il desiderio che la cosa non giungesse alle orecchie dei suoi genitori. Sinceramente rimasi basita a sentire quelle parole, e questo mi fece capire che la sua famiglia non aveva piacere che mia madre venisse in Corea così spesso, sebbene, a quel tempo, non ne capissi il perché.

Una sera, quando mia madre era già arrivata, mio marito tornò a casa dicendomi che i suoi genitori gli avevano proposto di vivere a Yangpyeong durante la settimana, dal lunedì al sabato, e tornare a casa sua, ovvero da sua moglie, nel weekend (dunque, nella pratica, dalla tarda serata del sabato fino al lunedì mattina). La motivazione era che, a loro avviso, guidare per un'ora all’andata e al ritorno tutti i giorni era troppo pericoloso. La cosa che più mi stupì fu che lui era d’accordo ed era intenzionato a seguire la loro proposta già dal giorno dopo, senza nemmeno chiedere il mio parere. Ero nera: come potevano i suoi genitori proporgli una cosa del genere?! A mio marito la richiesta pareva pienamente legittima perché, secondo lui, la responsabilità era mia, visto che non volevo vivere a Yangpyeong. Vi era poi un’aggravante: ovvero il fatto che mi fossi rifiutata di fare un figlio.

Il mio rifiuto di traslocare non era immotivato. Dovete sapere che Yangpyeong è una località rurale, un paese immerso nella campagna dove non c'è assolutamente niente, neanche un supermercato con qualche prodotto straniero (tipo la pasta). Le possibilità di trovare un'occupazione lì, per una straniera quale ero io, sarebbero state di fatto molto basse, quasi nulle. Senza contare che avevo già trovato un lavoro come insegnante di inglese per bambini vicino a casa nostra, ed era stato il mio ex stesso a ripetermi varie volte che desiderava che svolgessi un impiego a Guri. Riguardo ai figli, invece, credevo che avessimo tempo per pensarci su bene: siamo giovani, dicevo, ed eravamo sposati da solo un anno! Inoltre non reputavo che il mio ex fosse assolutamente pronto e nutrivo anche seri dubbi che gli piacessero i bambini, visto che era capitato che li definisse "fastidiosi".

Ovviamente quella sera litigammo e decisi che questa storia doveva finire, perché non era la prima volta che discutevamo per colpa di questi argomenti, anzi. A ben vedere la nostra relazione andava bene, così come la convivenza quotidiana. A minare la nostra felicità erano le pressioni che i suoi genitori ci facevano, uno stress che inevitabilmente ci portava a battibeccare.

Il giorno dopo, io, lui e mia madre andammo a Yangpyeong per sederci a un tavolo con la sua famiglia e decidere il da farsi. La discussione portò ad avere un accordo: ci saremmo trasferiti a Yangpyeong tra un anno, a patto che loro smettessero di pretendere che avessi una gravidanza.

In quell'occasione mia suocera disse testualmente: «Adesso sei in Corea, devi dimenticarti dell'Italia, che sei italiana e tutto ciò che hai in Italia, adesso sei parte della famiglia di tuo marito». Fu così che compresi appieno perché il mio ex non volesse che i suoi genitori sapessero che mia madre sarebbe venuta in Corea. Ciò intaccava il principio secondo cui una donna sposata doveva sottomettersi ai voleri della famiglia del coniuge. Se avessi continuato, infatti, a mantenere dei legami solidi con la mia famiglia d'origine, loro avrebbero potuto esercitare meno controllo su di me. Ovviamente le risposi che non ero coreana, ma italiana, ed era una cosa che, evidentemente, sapevano bene fin dall'inizio. Ciononostante, ho sempre partecipato senza fiatare a tutte le cerimonie imposte dalla tradizione coreana, assolvendo a tutti gli obblighi, rituali e domestici, che il mio ruolo mi assegnava. Anzi, non era inusuale che fossi maggiormente presente io rispetto alla sorella del mio ex.

Nonostante persistessero queste divergenze di fondo, dopo la discussione eravamo tutti molto più felici e rilassati, soprattutto mio marito, che sorrideva e gioiva per il fatto di non essere più in mezzo a due fuochi. Inoltre mia suocera mi promise che, se avessi avuto un qualsiasi tipo di problema, avrei potuto contare sul suo aiuto, e assicurò a mia madre che mi avrebbe trattata come una figlia. Fu un'abilissima attrice, perché la situazione iniziò a dare segni di cedimento già l’indomani quando mi chiamò per dirmi: «Isabella, ieri ti ho vista, sei ingrassata, non mangiare troppo». Fine. Ero fuori di me dalla rabbia e anche il mio ex quando lo venne a sapere sbottò, salvo poi consigliarmi di lasciare correre.


Nei giorni successivi il mio ex iniziò a dormire a casa dei suoi con sempre maggiore frequenza, adducendo come spiegazione il fatto che fosse molto stanco. Il periodo a cavallo tra luglio e agosto fu per lui effettivamente molto pesante a causa del lavoro. Tuttavia ciò marcava, però, un repentino cambiamento. In quel periodo capitava anche un rito, la pulitura delle tombe degli antenati, fatto in vista del Chuseok, una festività coreana molto importante. Nei 2 anni precedenti avevo partecipato alla cerimonia, ma questa volta dissi a mio marito che non me la sentivo, perché ero veramente stanca a causa del nuovo lavoro. Va tenuto conto del fatto che l'evento richiede molte energie, perché è necessario svegliarsi alle 4:00 del mattino, affrontare un viaggio di 3 ore (sia all'andata che al ritorno), e stare poi sotto il sole tutto il giorno. Del resto, sia mia suocera che i miei cognati non avevano presenziato nelle scorse occasioni. A questa richiesta il mio ex acconsentì apparentemente senza problemi.

Dopo diversi giorni di assenza mio marito mi scrisse che sarebbe tornato a casa, ed io ero davvero felice, perché avremmo potuto finalmente passare una serata insieme. Non vedevo poi l'ora di mostrargli la patente di guida coreana che ero riuscita ad ottenere mentre era stato via.

Quando sono tornata a casa l’ho baciato e la prima cosa che ho fatto è stato fargli vedere la patente, ma la sua reazione è stata totalmente fredda. Io, cercando di farci poco caso, continuavo ad animare la conversazione finché non mi sono messa sul divano a fare uno spuntino. Lui mi ha raggiunta, a quel punto gli ho chiesto cosa ci fosse che non andava, pensando che si trattasse di qualche magagna a lavoro, e da lì in poi è iniziato l’inferno.


Lui ha esordito dicendomi che dovevamo pensare al divorzio. Diciamo che, in sé e per sé, la frase non suonava nuova, perché era una cosa che diceva senza troppa convinzione tutte le volte che avevamo qualche discussione. Questa volta però era davvero serio. Poi ha iniziato a dirmi ogni minima cosa che gli passasse per la testa: che non ero abbastanza coreana, che non volevo seguire la sua cultura perché gli avevo chiesto di saltare la pulizia delle tombe, che non volevo figli, che non parlavo fluentemente coreano come le ragazze straniere su YouTube (cosa vera, ma questo non mi ha mai ostacolato nel riuscire a comunicare con i suoi genitori e i nostri amici senza problemi), che fossi io la prima a pensare a divorziare perché avevo tenuto anche un conto bancario separato (decisione presa di comune accordo e meno male, aggiungerei, visto come sono andate poi le cose), che non voglio vivere a Yangpyeong e, ciliegina sulla torta, che sono grassa, più grassa di quando mi ha conosciuta. La maggior parte delle cose orribili che mi ha detto erano purtroppo le stesse che diceva sua madre; molte altre, grazie al Cielo, le ho dimenticate.

A quel punto il mio cuore era ridotto in brandelli, non sapevo che fare e, memore delle parole di mia suocera, l’ho chiamata in lacrime spiegandole quello che stava succedendo, ma dall’altra parte ho trovato un muro invalicabile, che ripeteva le stesse cose «Sei grassa, ha ragione tuo marito devi dimenticarti che sei italiana, adesso devi essere coreana» finché non mi ha chiesto: «Perché rendi la vita difficile a tuo marito?» a quel punto le ho risposto che erano loro a rendergli la vita difficile con tutte le loro richieste, non certo io che lo vedevo a malapena per colpa loro. Mia suocera a quel punto mi ha urlato: «Allora divorziate e non venire per il Chuseok!».

La mattina dopo il mio ex se ne andò. Ovviamente ero a pezzi, ma dovevo comunque andare a lavorare e, purtroppo, i guai non erano ancora finiti: il mio ex iniziò subito a mandarmi continuamente sms del tipo «Ci hai pensato? Allora divorziamo?», messaggi a cui rispondevo chiedendogli un po' di tempo, vista la delicatezza della questione e il dolore che essa comportava, ma che non lo fecero assolutamente desistere. Questi infiniti battibecchi mi angosciavano e la pressione che ne derivava mi stava impedendo di concentrarmi sul lavoro. A un certo punto, arrivata al massimo dell’esasperazione, gli risposi che non avevo intenzione di divorziare. Non l’avessi mai fatto! Iniziò a minacciarmi dicendomi che sarebbe andato da un avvocato e, essendo io una straniera, avrebbe trovato un modo per farmi pagare un sacco di soldi. Non soddisfatto, chiamò anche il proprietario di casa dicendogli che avremmo lasciato la casa quella sera stessa, e, nel comunicarmelo, mi disse che non gli importava minimamente se fossi finita per la strada. Potete immaginarvi il mio stato d’animo. Mi trovavo sul mio nuovo posto di lavoro, dove stavo cercando ancora di ambientarmi e nel frattempo continuavo a ricevere questo tipo di minacce. A quel punto avevo urgente bisogno di assistenza legale e fu così che una mia amica coreana venne in mio soccorso, trovandomi un’avvocatessa vicino casa che parlava inglese, e offrendosi di accompagnarmi all'appuntamento. Questa ragazza fu un vero angelo, che mi aiutò, anche nel proseguo, a non colare a picco in una situazione che era ormai diventata drammatica.


Il parere dell’avvocatessa purtroppo non fu molto confortante. Poiché avevo registrato tutte le minacce che il mio ex mi aveva fatto, e potevo dimostrare che avevo svolto decorosamente il mio ruolo di moglie, rispettando i riti e la cultura coreana, non era da escludersi che riuscissi a uscire vincitrice da uno scontro legale. Era tuttavia difficile capire quanto concreta fosse questa eventualità. Al di là di questo, la mia legale si premurò di informarmi che l’unica cosa che non dovevo assolutamente fare era quella di uscire dalla nostra casa, perché il mio ex avrebbe potuto utilizzare la cosa a suo favore, quale "abbandono del tetto coniugale". In questo senso, sarebbe stato come se fossi scappata via, lasciandolo da solo, e le responsabilità della rottura sarebbero ricadute totalmente su di me. Con buona probabilità, l’atteggiamento intimidatorio del mio ex puntava proprio a questo risultato. Ciò detto, dovevo essere ben consapevole che vi sarebbe potuta essere la necessità di chiamare la polizia, qualora le cose fossero peggiorate ulteriormente.


In un sms successivo, mio marito mi informava che sarebbe passato da casa a prendere tutte le sue cose e che voleva vedermi. Abbastanza turbata, chiesi dunque alla mia amica di accompagnarmi e di rimanere sotto casa per qualsiasi eventualità. Lei acconsentì volentieri, ma decise di chiamare anche un'altra ragazza: valutava che sarebbe stato difficile per noi 2 sole tenere testa a un ragazzo di un metro e ottanta completamente fuori di testa. Una volta salita in casa lo trovai con la valigia fatta seduto al tavolo della cucina. Mi sedetti anch'io, ma non prima di aver attivato il registratore sul mio cellulare. Iniziammo a parlare e dai suoi discorsi emergeva un unico nodo: la mia individualità, che ostacolava i voleri della sua famiglia e mostrava quanto poco fossi coreana. Se avessi voluto rimanere sposata con lui dovevo cambiare radicalmente atteggiamento e modo di pensare.

Purtroppo per lui, parlando con tante altre persone coreane, ho scoperto che in realtà ciò che io ho sempre fatto per lui e la sua famiglia, le ragazze coreane non lo fanno, lo evitano. Molti mi hanno detto che se incontrassero un ragazzo con dei genitori così attaccati alle regole medioevali coreane come i suoi, probabilmente scapperebbero a gambe levate. Averle sapute prima queste cose... Ho quindi cercato di fargli capire che probabilmente ero più rispettosa delle tradizioni coreane di m